Parké la xe mèjo la mé ortografía


In generale:
  • meno incongruenza tra grafia e pronuncia, più allineato con lo standard IPA (questo facilita l’apprendimento anche dai venetofoni in giro per il mondo)
  • più facile da apprendere dai non-nativi di una particolare variante (diatopìa e diacronìa), non serve conoscere come leggere una parola per poterla leggere, più facile da trasmettere la conoscenza
  • più semplice da scrivere senza dover necessariamente configurare, se mai questo fosse possibile, il set di caratteri (tastiere per computer, telefonini, integrazione con DB che non hanno ancora il supporto per certi caratteri, …)
  • in veneto l’accento ha funzione distintiva, quindi occorre segnarlo (bekobèko), al contrario del francese che è una lingua ad accento fisso, predeterminato
  • evita confusione di lettura indicando solo il minimo numero necessario di grafemi per realizzare la pronuncia (il veneto non ha consonanti geminate)
  • se esistono delle regole che consentono di predire la distribuzione di due foni, allora va da sé che essi possano essere un unico fonema con due realizzazioni fonetiche differenti
  • l’italiano ha 30 fonemi e 37 modi di scriverli, il veneto ha al massimo 28 fonemi e 29 modi di scriverli (l’incidenza della dislessia è maggiore nei paesi che hanno un sistema ortografico più complesso o irregolare, http://web.unirsm.sm/imparare/documenti/Vio.pdf), spagnolo (24/32), tedesco (37/67), francese (35/190) e inglese (44/251) hanno un rapporto ancora più basso dell’italiano.
  • simboli alfabetici: veneto (22-26), rumeno (31), spagnolo (27), inglese e francese (26), italiano (21)
  • rispetto alla Classica, quella di Durante, e di Silvestri permette di scrivere nelle varianti con interdentali
  • rispetto alla Classica e a quella di Silvestri è più allineata con la reale pronuncia di nasale davanti a occlusiva bilabiale
  • rispetto alla GVU, Classica, Durante, e Silvestri non introduce grafemi non necessari (es. q)
  • rispetto alla GVU non introduce segni paragrafematici non necessari (es. “s-c“: in veneto sc non può mai leggersi /ʃ/)
  • si ha un certo grado di unificazione delle scritture, oltre al fatto che, essendo certi grafemi simili (đ e dɉ e j), risulta più facile a un parlante una certa variante riuscire a leggere un termine scritto in un’altra
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5 pensieri su “Parké la xe mèjo la mé ortografía

  1. El pdf sora lo gò tòlto parké gò butà fora el libro e voría ke la xente lo kronpase… kapísime 🙂

    ‘Lora, mi no gò un grafèma a pòsta pa’ /dz/, dòparo la th/dh ŧ/đ kofà alòfono ko valor de /t͡s, d͡z/.

    Mah, mi gò katà kel pdf là, e anka altri sol tèma. De seguro serkando so google se katarà anka altro. No gò altre informasion da darte par dèso, me despiaxe.

    • Grathie Mauro, a go katà tuto kuanto so ‘l sito de l università de Ca’ Foscari, àmbito DEAL. M’ intaresàva parké, kome ka te savarè, i fiòi co DSA i è ‘n aumento te la skòla ( o ke prima nhanka no se gea i strumenti pa individuarli) e – a pararìa – ono de i problemi pì grandi l’ è pròpio l’ insenhamento/inparamento de la lengoa inglexe, ke l è lengoa ‘opaca’ a el màsimo grado par via de kel rapporto lì de 40 fonèmi a 200 mòdi de skrìvarli. Ke zà ge dà problemi a i studenti ‘normali’ ( se fà par dire), figùrate kuei ke ga on disturbo specifico (de analisi fonologica, de decodifica, de memorizzazione).
      Par kueo ke mi pènso ke, sì, ” l’è mèjo la toa” de ortografìa. 😀

  2. £a ve respondeo par talian.
    Sull’articolo “Parké la xe mèjo la mé ortografía” voglio dire 2 cose:
    1) ci sono molte analogie con l’ “antica” ortografia JGY nata alla fine degli anni ’70.
    2) Ci sono molti dati errati sulla fonologia veneta e delle altre lingue europee citate.
    Inoltre, ho avuto grossi problemi a comprendere il complicato linguaggio usato nell’esplicazione tecnica della linguistica in oggetto.

    • 1) Direi di sì, se è per il fatto di considerare diversi i grafemi per /d͡ʒ/, /ɡ/, e /j/, perché per tutto il resto è profondamente diverso. (tra l’altro con la mia ortografia è possibile scrivere “injasar” e leggerlo /injasar/ e /ind͡ʒasar/, mentre con l’AFA risulterebbe “inyasar” /iɲasar/, che non credo esista — vedi l’esempio “Inja da inya” in http://www.venetieventi.it/afa/afa_fonedega_veneta.htm)
      2) Esempi? In quali casi?
      Posso esserti d’aiuto in qualche maniera a spiegare quello che non capisci?

      • Ciao Mauro, vàra ke no se de rièse de vèrdhare el pdf sora o almanko…
        skolta, forse te lo gevo dhà domandà ma kel -dh- lì de vèr-z-are e z-à, podarìa mìa skrìvarlo kusì co la zeta? El sarìa l “affricata alveolare sonora” [dz] de zero, manzo, zelo in italiàn ke però mi a lo dòparo pa dire zènte par ex. o zugàre, zontàre e via ndàre. Ge xelo so l to alfabeto ke l zeta lì? Ke no me pare de verlo visto.
        Nàltra roba volea domandarte : lì indoe ke te dìxi ke “l’incidenza della dislessia è maggiore nei paesi che hanno un sistema più complesso…”, l inglexe de sikuro , ko kel rapporto lì de 44 a 251, ke la sia vera sta roba kuà? Avarìsito de le altre informathion ke la m intarèsa sta roba kuà, par via de la skòla.
        Grathie

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